TEDxLUISS, #WayIntoTheFuture

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pubblicato su Globe Trotter (Anno 7, numero 4, maggio 2015)

Il 22 maggio prossimo, per la prima volta, la LUISS Guido Carli ospiterà un evento TEDx.

Ma cos’è un TEDx? È un evento auto-organizzato, che cerca di riproporre a livello locale la TED, conferenza annuale durante la quale pensatori internazionali e grandi personaggi della scena mondiale del calibro di Bill Clinton, Bill Gates, Sergey Brin, Bono Vox ed Edward Snowden (solo per citarne alcuni) condividono ciò che li appassiona in uno speech. TED è un acronimo che sta per Technology, Entertainment & Design, temi-cardine attorno a cui si svolge l’intero evento, che, tuttavia, dà spazio anche ad idee di diversa natura, comunque riferite al mondo dell’innovazione a tutto campo.

Il tema del primo TEDx LUISS è “Way into the future” e non poteva essere più adatto a una platea di studenti di una delle più prestigiose Università italiane, che, quotidianamente, cercano di costruirsi la propria strada per il futuro, certo attraverso la didattica, ma ancora di più grazie alle esperienze collaterali che lo stesso Ateneo mette a disposizione fin dal primo giorno a ognuno dei suoi oltre settemila studenti. Il TEDx rappresenta una di quelle iniziative volte a valorizzare il bagaglio esperienziale dei ragazzi, sia che siedano in platea e fungano da uditori, sia che partecipino attivamente come speaker. Perché, ebbene sì, tramite un contest predisposto appositamente sul sito dell’evento www.tedxluiss.com, è stata data la possibilità a tutti gli studenti LUISS di presentare una application per partecipare come speaker.

Ciò che contraddistingue un TEDx dalle altre conferenze è la possibilità di networking di idee, di condivisione delle visioni sul futuro, del racconto di esperienze utili alla crescita, sia personale che collettiva. È, infatti, un percorso multi-tematico e cronologico quello che ogni partecipante si trova a vivere, fatto di indagini sul passato, analisi del presente e prospettive sul futuro. Molti partecipanti hanno definito la TED “un centro benessere per il cervello” ed è esattamente questo l’obiettivo che la conferenza principale e vari eventi indipendenti organizzati a livello locale si pongono.

Dietro ogni grande evento, però, ci sono grandi persone. In questo caso, sono tutti volontari, che decidono di investire il loro tempo – soprattutto quello libero!– per cercare di portare un altro po’ di innovazione nella propria Università. Sono ventenni che credono fortemente nel potere delle idee e della loro condivisione, che non si arrendono davanti alle evidenti difficoltà del loro tempo, che sanno di doversi costruire il futuro con le proprie mani.

Share ideas, inspire people, learn more. È così che si costruisce il futuro. È così che il TEDx LUISS può aiutare tutti a costruire il proprio futuro. Enjoy it!

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La sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco

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«Ci sono persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare. Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel “nulla” che per altri è stato sempre, invece, così naturale. La scoperta del nulla per essi, però, è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell’azione, dell’intervento, dell’operosità (intesi ora non più come doveri ma come atti gratuiti), ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco.»

(Pier Paolo Pasolini, Petrolio, appunto 84)

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Che ne dite se facciamo di Internet un diritto sociale?

pubblicato su CheFuturo!

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Diciamo Internet e pensiamo subito ad una rete enorme di computer sempre più potente, a tratti misteriosa a tratti pericolosa. Oggi Internet non è più solamente una rete di computer interconnessi tra loro, ma è un bene primario, come l’acqua, come l’aria.

Non ci permette di sopravvivere è vero, ma ci permette di essere quelli che Aristotele definiva “animali sociali”: una specie che non sta su questa Terra solo per condurre passivamente la propria vita, procacciandosi il cibo ed entrando in competizione per la sopravvivenza con altre specie, bensì una specie dislocata sul pianeta in nuclei organizzati: le comunità. È proprio a partire dalle comunità che occorre ripensare a tutti quei processi che conducono le persone ad un sufficiente benessere sociale, inteso come la salvaguardia dei servizi essenziali e la garanzia di un organo responsabile della costituzione, dell’elaborazione, della tutela e della difesa di tali servizi

Risulta sempre più importante, in un frangente sociale complesso come quello attuale, dare ad Internet una connotazione legislativa che abbia un senso ed un’utilità per la collettività E soprattutto, data l’enorme diffusione della rete nella nostra quotidianità, diventa interessante domandarci perché non trasformare Internet in un vero e proprio diritto sociale?

Internet dovrebbe essere configurato come un diritto sociale, ovvero come il diritto dei cittadini di vedersi assicurati prestazioni pubbliche necessarie per raggiungere i livelli minimi di esistenza civile, e dovrebbe inoltre essere costituzionalizzato, al fine di espandere e garantire l’esercizio dei diritti da parte dei fruitori della Rete con il conseguente adempimento dei corrispettivi doveri.

È solo paragonando il diritto di accesso a Internet al diritto all’istruzione o alla salute, che potremo abbattere il digital divide attuale e dare una mano all’economia del Paese che è da troppo tempo immobile

In tal senso esiste una proposta di legge che va in questa direzione, elaborata all’interno del workshop “Innovazione Digitale” di Cultura Democratica, un think tank di giovani ragazzi che punta a fare seria innovazione legislativa. La proposta prevede di inserire l’art. 34 bis in Costituzione, seguendo questa formulazione: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in modo neutrale, in condizione di parità e con modalità tecnologicamente adeguate. La Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo l’accesso alla rete Internet come luogo ove si svolge la personalità umana, si esercitano i diritti e si adempiono i doveri di solidarietà politica, economica e sociale”.

La cosa che differenzia questa proposta da tutte le altre è proprio la sua collocazione nella Costituzione. Alcune proposte similari collocano la norma sotto l’articolo 21, articolo che tutela la libertà di espressione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. L’articolo 34, invece, rientra nella sezione dei Rapporti Etico–Sociali, e nella fattispecie tutela il diritto di accesso allo studio, garantendolo anche per coloro i quali che, seppur meritevoli, risultano privi di mezzi.

L’innovazione, quindi, sta tutta qui: nell’inserire l’accesso ad Internet all’art.34 bis ritenendolo prioritario quanto l’accesso all’istruzione proprio perché l’uno non esclude l’altro, ma anzi, il primo potenzia il secondo

L’obiettivo che ci poniamo, sarebbe facilitato anche grazie all’aiuto cooperante di diversi fronti: dai Digital Champions italiani ai tavoli di coordinamento (ora anche regionali) su temi di innovazione e digitale, dall’interesse che dovrebbe mostrare la Pubblica Amministrazione all’ingegno e alla buona volontà del privato cittadino, dalla diffusione capillare di cultura digitale ad un grosso sviluppo infrastrutturale, in un lavoro di squadra senza precedenti e senza il quale non si può pensare di rendere l’Italia una digital nation. Infine, per far sì che un cambio di passo in questo Paese sia finalmente visibile, è necessario, a nostro avviso, ripartire da due punti fondamentali:

  • Fare rete, ovvero contagiarsi con storie di successo e buone pratiche. Perché se raccontiamo la speranza, costruiremo speranza; se raccontiamo una buona idea, contageremo tante menti, che probabilmente produrranno tante buone idee a loro volta.
  • Normare internet. E, attenzione, non significa assolutamente portarlo entro dei confini, porgli dei limiti, delle restrizioni, delle censure. Semmai il contrario! In questo caso normare vorrebbe dire cercare di rendere la Rete accessibile sempre e da tutti, in condizioni di piena parità, culturale ed infrastrutturale.

Perché le regole si scrivono per alzare il livello di civiltà e di cultura di una comunità, che oggi non può permettersi di fare a meno della Rete. E perché “regola” deriva dal latino, e tra le sue varie accezioni vi è quella di “guidare diritto”. Con le regole guideremo diritto, con Internet guideremo lontano.

Cristina Salmena e Matteo Troìa